UNA ANTICA TRADIZIONE DELL’IRPINIA

LA PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO A VALLATA (AV) 

di Rocco Salvatore pubblicata sulla rivista Vicum

 

A mo’ di nave, verso il ciel protesa,

di valli apriche sentinella pare:

l’occhio spazia tra la distesa immensa,

fino al Vesuvio ed al Gargano mar!

 

 

 

Vallata sorge alta tra le colline ed i monti, che delimitano il confine tra Irpinia e la venerdisanto.wordpress.comDSC_0571Puglia, ad eguale distanza dal mar Tirreno e dall’Adriatico, Il Paese non è ubicato sul fondo di una valle, come potrebbe far pensare il suo nome, ma sulla dorsale di una pronunciata collina: l’altura su cui si concentra l’abitato risulta più bassa delle montagne circostanti (Santo Stefano, Serralonga, Formicoso), cosicché, da siffatta disposizione topografica, deriva la dizione: “Vallata, montibus circumdata”. Questo Paese di chiara origine sannitica  ha rivestito, nel corso dei secoli, grande importanza strategica, militare e commerciale, anche in relazione al susseguirsi di diverse dominazioni e, quindi,  all’intreccio  con svariati Popoli e Culture. Vallata conta, oggi, circa 3300 abitanti, dediti ad attività diversificate e che hanno conservato l’originario carattere fiero, audace e generoso, ed insieme, il gusto e la passione per le antiche tradizioni popolari. La manifestazione che si svolge, ogni anno, da tempo lontanissimo, nella giornata del Venerdì Santo, costituisce, indubbiamente, l’evento più significante, dal punto di vista socio-religioso e culturale, per l’intera Cittadinanza vallatese.  Questa singolare Processione viene proposta, come la rievocazione della Passione di Cristo, ma il suo significato sembra immediatamente trascendere l’elemento evocativo e celebrativo, per rispecchiare la stessa travagliata storia di una popolazione, che ha sempre subito i soprusi e le angherie dei potenti e prepotenti di turno. Anche all’osservatore meno attento, risalta la connotazione particolare di un impianto scenico possente e maestoso, che induce silenzio e commozione, pietà e suggestione, nella folla degli spettatori, venuti da ogni parte della Regione. I cosiddetti “Misteri” (tele raffiguranti Gesù, nei vari momenti della Passione, i personaggi, le frasi  del racconto evangelico, le insegne romane, gli stendardi, gli strumenti e gli oggetti vari)  disegnano e supportano il nucleo della Processione, che è animata ed integrata da due consistenti “Squadroni” (quello dei Piccoli e quello dei Grandi). Prima che il Corteo inizi il percorso dalla Chiesa, attraverso le vie della Cittadina, l’orecchio percepisce, sempre più distintamente, un suono caratteristico di trombe e di tamburi: è un ritmo sonnolento e cadenzato di marcia militare, eseguito con solennità malinconica e penetrante, che innesca un’atmosfera tragica di lontane memorie, quasi a voler rievocare il dolore di Colui, che accoglie ed assomma in sé il dolore dell’intera umanità. La Sacra rappresentazione  apre con un richiamo alla scena festosa della Entrata di Gesù in Gerusalemme: ecco, bambini con rami di ulivo, Gesù sull’asinello, accompagnati da Hosanna di tromba; a seguire, la scena che allude al Getsemani,, dove s’inizia la Passione di Cristo. Sfilano ragazzi incappucciati e vestiti di camice, che avanzano con passi cadenzati, a trapezio: recano le tele con la Croce del Calvario, le Discipline di ferro, lo Stendardo della Morte, il Pater si possibile est, il Calice e la Croce, la Lanterna ed il Denaro, il Coltello e l’Orecchio. L’allegoria  appare mirabile, poiché l’evocazione diviene ripetizione dell’evento, attraverso questa sorta di celebrazione collettiva. Il mio pensiero ritorna alle memorie evangeliche del catechismo: i trenta denari pagati come prezzo del tradimento di Giuda, il ricordo della spada, con la quale Pietro staccò l’orecchio di un servo. A seguire, si dispiega la vicenda, che dal Getsemani conduce al Pretorio, dove comincia il Processo al Cristo. Le tele dei Misteri  propongono, nella fascinosa grafica, l’ Iscrizione del gallo, la Mano dello schiaffo, l’Iscrizione di Caifa, i due Alabardieri, la Veste bianca, la Sentenza. La mia riflessione, qui, comincia a connotarsi di una valenza emotiva, con 0elementi di profonda suggestione storica. Penso alla struttura imperiale di Roma, al rigore spietato dei suoi Ordinamenti, alla brutalità cieca dei processi, all’innocenza negata, in nome della “ragione di Stato”, al misconoscimento, nel Diritto, della libertà e dignità di ciascun essere umano ed alle palesi ingiustizie commesse nel corso della Storia. Destano impressioni di accorata malinconia i Gruppi di Cantori, sparsi lungo la Processione e che intonano, con una melodia popolare improvvisata, i versetti sacri del Metastasio, riferiti alla Passione (alcuni sono riportati in Appendice). Intanto, la sacra Manifestazione prosegue, rievocando il racconto della Condanna fatale, della Flagellazione, dell’Incoronazione di spine, del Viaggio al Calvario, della Morte sulla Croce. Sfilano, nei perfetti costumi del tempo, soldati e personaggi, recanti i più svariati materiali iconografici: la Colonna, le Funi, le Spine, le Canne, i Flagelli di ferro, la Corona di spine, la I Sentenza di Pilato, l’Iscrizione Ecce Homo, la Clamide, la Brocca,il Bacile e la Tovaglia, l’Aquila latina, la Coppia di Alabardieri, la Bandiera bianca, la II Sentenza, la Guida, il Piccolo Squadrone, la Bandiera rossa, l’I.N.R.I., Gesù con la croce sulle spalle, l’Iscrizione della Veronica, Veronica, la Camicia rossa, i Chiodi, il Martello e la Tovaglia, la Spugna e il Fiele, i Dadi, la Lancia tiranna, il Gonfalone della Morte e le Scale, un’Emblema romana, i Lictores, Cesare imperatore, Tromba e Tamburo, il Capo Squadrone, il Grande Squadrone, il Tronco della Croce, Chiodi, Cuore, Corona, la Sacra Sindone, il Clero, i Fanali ed il  Cristo morto, Angeli e bambini vestiti di bianco, Fanali e Maria Addolorata, Ragazze con banderuole. Chiudono la Processione la Banda ed il Popolo. La prima riflessione che si impone, a conclusione della “sfilata”, è quella che attiene ad una poderosa architettura scenica. La ricostruzione del racconto evangelico induce una verosimiglianza straordinaria, nonostante l’accelerazione dei tempi di svolgimento. I Personaggi vestono rigorosi costumi dell’epoca: soldati con elmi, tuniche, mantelli, corazze, lance, calzari…; le Autorità religiose e civili sono sontuosamente abbigliate; Apostoli e popolani recano i loro costumi dimessi. Si avverte una “fascinazione” immediata, per l’interpretazione resa dai singoli personaggi e dai gruppi, che risultano pienamente immedesimati nel ruolo, che è stato loro attribuito. Questa Processione, così sentita e partecipata, sembra realizzarsi in una “dimensione mitopoietica”, per la quale l’evento si ripete nel racconto, e mentre il fatto si celebra, esso stesso diviene. Qui, il momento della memoria e della allegoria appare, dunque, superato dall’immediatezza dell’evocazione, per cui la mente registra l’impressione di assistere, per la prima volta, ad una misteriosa e sorgiva esperienza liturgica. Non vi sono possibilità di comparazione di questo evento con altri che, in qualche modo, ripropongono la medesima tematica evocativa. Le celebrazioni proposte nei Comuni  limitrofi rappresentano modestissime Processioni, nelle quali manca, anzitutto, il materiale scenico e, soprattutto, non vi è coinvolgimento emotivo della generalità degli abitanti.

 

                                                                                     

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