Dicono di noi…

ph_franco arminioIl noto scrittore irpino e paesologo  Franco Arminio si espresse così:

A Vallata, percorrendo la strada principale dove stava per passare la processione, ho visto alcuni anziani sistemati sui balconi, sulle sedie a rotelle. Sembrava un reliquario dell’affanno.
La processione del Venerdì Santo da sola vale il viaggio a Vallata.”

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Uno dei contributi pervenutoci dopo la passata edizione. Una lettura diversa del nostro Venerdì Santo, con gli occhi di chi non vive il rito dall’interno della comunità, ma la osserva per la prima volta dall’esterno e dal vivo. Un grazie a Simone Valitutto per la visione da un punto di vista antropologico.
“I ragazzi di Vallata diventano uomini uccidendo Dio, impersonando la schiera di soldati romani, centurioni, alabardieri, portatori dei simboli della Passione di Cristo. A cosce nude, all’inizio della primavera appenninica, straziano le carni del Re dei Giudei (che non è impersonato a differenza della Rappresentazione della notte precedente) portando la violenza dei segni lungo le strade principali del paese. Per sostenere il peso del deicidio gli uomini di Vallata regolano i loro passi, dondolando e strisciando i calzari, quasi ballando una danza mortale; i suoni sono quelli di tromba e tamburo che si alternano cadenzando le ore della Passione, il ritmo lento sembra dilatare lo spazio e allungare le ore della mattina del Venerdì Santo. Impersonare gli assassini di Cristo per redimere i propri peccati ed essere allo stesso tempo, insieme alla comunità intera, gli attori e gli spettatori dell’evangelizzazione che da sempre occorre perpetuare a scadenza annuale, per la comunità ebraica che qui si era stanziata, come per le sopravvivenze della cultura “pagana”. Si alternano alle due squadre dei bambini e dei giovani antiche rappresentazioni su tela del Vangelo della Settimana Santa, cantori che fanno risuonare versi metastasiani in dialetto, l’icona della morte che il vento ha l’obbligo di sventolare in faccia alle persone ferme sui due lati delle strade, incappucciati che sorreggono su vassoi o sulle spalle i simboli della Passione e morte. Dopo i sacerdoti arrivano il corpo esanime del Redentore, riposto in una teca e portato da uomini con mantelli bianchi affiancati dai medici del paese, e l’Addolorata sorretta da giovani donne da marito vestite a lutto e anticipata dal suo cuore trafitto di spade e dai cuscini delle offerte, unica presenza femminile di una marcia che, da cinquecento anni, ad ogni passo infligge metaforicamente una ferita al corpo di Cristo per nascere nuovo cristiano nella propria comunità.”  GUARDA LE FOTO

simone valitutto

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Edizione 2014 con il team di weekendagogo

Lara, Lorena e Carmela con i nostri ragazzi
Lara, Lorena e Carmela di WeekEndAGogo con i nostri ragazzi

Lorena: un evento molto particolare, legato alla tradizione pasquale. Sono rimasta molto colpita dalla scelta dei simboli rappresentanti la Passione di Cristo, sono molto evocativi e direi toccanti.
Peccato per il brutto tempo, sono certa che con una bella giornata la manifestazione sarebbe stata ancora più bella… ho una ragione in più per tornare l’anno prossimo!

Carmela: avevo visto dei video su internet ma non mi aspettavo un evento così coinvolgente.
A prescindere dal credo religioso di ognuno sono convinta che questa giornata sia un’occasione unica per scoprire le tradizioni antiche del nostro Paese che, spesso, non conosciamo.
Mi ha molto colpita constatare la forte presenza di tanti bambini nel corteo, un bel modo di tramandare le usanze alle nuove generazioni!

Lara: Costumi bellissimi, curati nei minimi dettagli.
Mi ha molto affascinata il passo cadenzato di tutta la processione e il Gonfalone della Morte, a cavallo tra devozione religiosa e tradizione superstiziosa.
Vivi complimenti agli organizzatori e ai figuranti della manifestazione: nonostante il tempo e gli abiti non propriamente coprenti hanno tenuto duro per tutta la durata della processione… 3 ore!

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VENERDI SANTO A VALLATA  – di Gennaro Ciampolillo

Col battere di piedi, cadenzato,
squilli di tromba e rulli di tamburo,
la processione parte dal sagrato,
con le persone addossate al muro.

Prima di Pasqua, il Santo Venerdì,
il rito si rinnova a Vallata
e la gente del paese è tutta qui
per questa ricorrenza tanto amata.

S’adunano, vestiti da romani,
con l’elmo dal pennacchio tutto rosso,
molti ragazzi e pure tanti anziani
con un mantello che gli pende addosso.

Son cinti da corazze ed hanno spada,
ai piedi nudi, indossano calzari
sia che splenda il sole o se pioggia cada,
in questa processione senza pari.

S’assiste all’agonia del Salvatore,
durante la salita, ed al calvario,
verso il Golgota, torvo e solitario;
ricorda a noi, l’ultime sue ore.

Torna la gente da terre lontane
per rivedere, al suon delle campane,
la storia di Gesù mandato a morte,
le sue torture e quella triste sorte. 

Stanno fermi , prima della sfilata,
davanti alla chiesa di Vallata,
i sacri simboli della Passione;
aspettano d’andare in processione. 

Ci sono il gallo nero, la bandiera,
la tela di Veronica piangente,
la statua di Maria che sembra vera
e poi, emozionata, tanta gente.

Il fascio, l’Ecce Homo e il Sacerdote
che al Sinedrio, al sommo tribunale,
non seppe il Bene, scindere dal Male,
privando il mondo d’un’immensa dote. 

Emise la condanna, infin, Pilato
e Cristo senza scuse e senz’appello,
fu messo in croce , dopo flagellato
nella vigilia al posto dell’agnello. 

All’improvviso, s’odono i cantori,
un gruppo di fedeli del paese;
le loro nenie dicono i dolori
di Cristo, di Maria e altre offese.

Si celebra ogni anno qui a Vallata,
il sacrificio che per noi fu fatto,
dal figlio del Signore e del misfatto
che compì l’uomo in quella giornata.

Squilla la tromba e scatta l’emozione
se senti poi rullar anche il tamburo
e quella gente ferma presso il muro,
saluta Cristo nella processione.

In questo giorno della Sua Passione,
arriverà a Vallata molta gente
ma anche chi è lontano e non presente
sta col pensiero…dietro lo squadrone.

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